LOCATION USCITE

Sotto sono riportate alcune mete raggiungibili facilmente per le uscite tematiche del gruppo.


PARCO ARCHEOLOGICO DEL LIVELET DELLE PREALPI TREVIGIANE

Itinerario da fare : in bicicletta, in macchina, o a piedi.

Il Parco Archeologico Didattico del Livelet si colloca a ridosso delle Prealpi Trevigiane in un`area di estrema bellezza per l`ambiente naturale, la presenza dei due laghi glaciali e di rinomate località quali Follina con la splendida Abbazia, il Castello di Cison di Valmarino e i numerosi centri storici minori presenti in tutta la Vallata. I ritrovamenti preistorici nella località di Colmaggiore di Tarzo e la volontà di valorizzare e promuovere l`area dei laghi di Revine sono alla base della progettazione del Parco, realizzato dalla Provincia di Treviso in collaborazione con il Comune di Revine Lago e la Comunità Montana delle Prealpi Trevigiane. Il Livelet è un sistema di aree didattiche e laboratori all`aperto costituito da uno spazio dedicato alla ricostruzione archeologica con tre tipologie di insediamento abitativo che rappresentano rispettivamente il Neolitico, l`Età del Rame e l`Età del Bronzo e da aree e strutture dedicate all`accoglienza, alla didattica, alla simulazione di uno scavo archeologico e all`agricoltura sperimentale.
Al Livelet, puoi immergerti in un viaggio nel tempo preistorico e sperimentare la quotidianità degli antichi uomini grazie alla visita alle strutture abitative, all`interazione diretta con materiali, utensili, armi da caccia e colture e alle attività didattiche proposte. Orari e contatti nel sito http://livelet.provincia.treviso.it/

(fonte Venetoedintorni)


LA STRADA DEL PROSECCO

Itinerario da fare : in bicicletta, in macchina, o a piedi.
   Il percorso inizia dal Castello di Conegliano, dove ha sede l`antico Istituto Agrario con specializzazione in viticoltura ed enologia. Passato l`arco gotico della porta di Ser Bele si raggiunge Rua di Feletto, sede di un eremo dei Camaldolesi dal 1660; arrivati a S. Pietro di Feletto si prosegue per Refrontolo e Pieve di Soligo.  Giunti a Solighetto si può andare a Follina e a Cison; poi, proseguendo lungo l`itinerario principale, si raggiungono in breve Farra di Soligo e Col S. Martino, dove si trovano le torri di Credazzo. Una deviazione porta a Colbertaldo, e da qui alla loc. Fol e alle colline di Guia.  Poco dopo vi è Valdobbiadene, dove termina l`itinerario.
Approfondimenti: L`itinerario, inaugurato nel 1966, si snoda fra i colli del Coneglianese, del Felettano, del Quartier del Piave e di Valdobbiadene. Refrontolo è definito l`isola del Marzemino per via del suo ottimo vino rosso. Durante il percorso si possono visitare il Museo dell`Uomo in loc. La Baniera, la Pieve di S. Pietro di Feletto, la valle del Lierza col Molinetto della Croda in loc. Refrontolo, l`Enoteca privata Schiratti a Pieve di Soligo, villa Brandolini a Solighetto (sede del Consorzio per la tutela del vino Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene), l`Abbazia di Follina, il Castello di Cison di Valmarino, le torre longobarde di Credazzo e la chiesa di S. Vigilio a Col S. Martino, Villa dei Cedri a Valdobbiadene.  (fonte Venetoedintorni)


LE GROTTE DEL CAGLIERON A FREGONA

Itinerario da fare : in bicicletta, in macchina, o a piedi.
Sono situate in località Breda di Fregona,
che è un centro interessante in virtù della grazia e dell`eleganza dei suoi palazzi e delle sue chiese, fra cui la seicentesca Villa Trojer-Salvador e la ricca Arcipretale, che conserva opere notevoli fra cui una pala di Francesco da Milano, un affresco del Bevilacqua e alcune tele di Tiziano. Il complesso delle grotte del Caglieron è costituito da una grotta naturale costellata da diverse cave. La cavità naturale è stata scavata dal torrente Caron, che la percorre con una serie di cascate e di marmitte. Sulle pareti della forra si aprono delle grandi cavità artificiali, ottenute con l`estrazione dell`arenaria, la tipica “pietra dolza ” (pietra tenera). L`attività estrattiva, che risale al 1500 e forse anche prima, forniva il materiale per la costruzione di stipiti, architravi. Le grotte del Caglieron si trovano per la maggior parte in una profonda forra incisa dall`omonimo torrente negli strati di arenarie, di marne e di rari conglomerati calcarei del Miocene medio. Dal parcheggio (appena superato il ponte) si scende lungo un largo sentiero fino a percorrere un tratto appena sopra alle acque correnti del torrente Calieron; si passa poi a sinistra e davanti ad un ampio portale con le caratteristiche colonne inclinate che sostengono gli strati di arenaria formanti il soffitto. Poi da un rustico ponticello, che permette di superare il torrente, si può ammirare la forra naturale, la grande marmitta scavata dalle acque che precipitano passando proprio sotto al ponticello e poi a valle la parte naturale che costituisce la grotta vera e propria. Le cave sono visitabili anche senza torcia elettrica, non sono molto profonde e la luce che entra è sufficiente per permetterci di addentrarci un po`. (fonte Venetoedintorni)


Cascate Cadini Marmitte del Brenton, Cascata La Soffia I Cadini del Brenton in Val del Mis.

Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi – Sospirolo (Belluno) Lo spettacolo dell’acqua e l’armonica musica delle cascate, sorda, incessante ed inebriante, sono carezze magiche per i livelli più profondi della psiche umana. Un incantesimo che rapisce e svuota la mente da pensieri e pesi e regala momenti di felicità assoluta. Marmitte del BrentonMarmitte del Brenton

Negli incantati, misteriosi, austeri e paurosi meandri della valle del Mis l’acqua è protagonista e i Cadini del Brenton un capolavoro della natura. Centinaia di migliaia di anni di incessante lavoro per scavare queste enormi marmitte. Si trovano in comune di Sospirolo, ‘destra Piave’, tra Belluno e Feltre, nella valle del torrente Mis (lago artificiale).
Centro visite e sentiero attrezzato nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.
Poco lontano oltre il ponte, alle Cascate della Soffia, vi è l’unico bar/ristorante della valle.
Nelle giornate domenicali di gran caldo estivo il lago, le spiaggette, le vallette e torrentelli sono molto frequentati da turisti e bagnanti. fonte (magicoveneto)


ITINERARI A PIEDI SUL MONTE GRAPPA

Itinerario da fare : in bicicletta, in macchina, o a piedi.

Cima Grappa – ore 5

Dal`Albergo di campo Croce si salgono i prati per tracce di sentiero fino raggiungere un ben marcato (segnavia n°100) che porta sulla dorsale M. Legnarola, M. Palla, M. Colombera, M.Meda, che si segue interamente fino a Cima Grappa. La discesa, per il sentiero n°80, si inoltra nella Valle dei Lebi fino a incrociare la strada che collega Campo Solagna a Campo Croce per la quale, in breve, si può raggiungere quest`ultima località.

Attorno alla Cima – ore 3

Dall`albergo del Forcelletto si sale per la strada militare che aggira il monte Pertica raggiungendo lo sperone della Nave, a nord dell`Ossario di Cima Grappa. Scesi al rifugio Bassano si prende il sentiero n° 156; lo si abbandona in corrispondenza di una forcellina scendendo a sinistra per la mulattiera che, con qualche tornante arriva al Cason dei Lebi. Di qui una bella stradina pianeggiante in mezzo al bosco porta a Malga Bocchette, da cui in breve al Forcelletto.

I colli Alti – ore 3

Da Campo Solagna si prende la strada per San Giovanni; la si abbandona al primo tornante continuando invece diritti a costeggiare per diversi chilometri il versante ovest dei Colli Alti, per lo più in piano o in leggera salita (dopo 2,5 km deviazione interessante a sinistra per l`arco naturale del Pertuso) fino ad uscire in prossimità della locanda Finestron; anziché raggiungerla si torna verso sud per la strada che porta a San Giovanni: dove questa compie un gomito sul fondo della prima valletta attraversata (casa) si ripassa la cresta e, per una serie di stradicciole e mulattiere (segnavia n° 40), si costeggiano i pendii sommitali dei Colli Alti fino a tornare a Campo Solagna.

Sentiero natura Don Paolo Chiavacci – ore 2.30

E` un percorso ad anello tra Casa Don Bosco ed il Santuario del Covolo. Si mantiene in quota e non presenta particolare difficoltà. Per qualsiasi altra informazione si può consultare l`ottima guida dal titolo: “Sentiero natura Don Bosco a Chiavacci” curata dal Centro incontri con la natura presso Casa Don Bosco a Crespano del Grappa.(fonte Venetoedintorni)


Ossario Monumentale, panorami e panoramiche dalla cima del Monte Grappa (m.1775)Ossario Monumentale di Cima Grappa

Sulla cima il Monumento-Ossario alle vittime della grande tragedia della Grande Guerra, la “Guerra d’Europa” poi Prima Guerra Mondiale. Sfrondato il pensiero da sterili retoriche ed esaltazioni, il grande monumento è luogo commovente, inserito in un contesto ambientale e paesaggistico di straordinaria bellezza, di pregevolissima architettura razionalista, sobria e affascinante anche per l’occhio del fotografo. Impressionano quelle migliaia di loculi, pensando a tanta sofferenza.  Nelle foto la Cappellina dove si trova la Madonnina del Grappa, la statua della Madonna ferita dalle bombe, nel punto più visibile da tutta la pianura veneta centrale.
Un faro che volge lo sguardo ed illumina spiritualmente le nostre terre. Dai dintorni della cima gli straordinari scenari che la montagna dagli infiniti orizzonti sa offrire generosa. (fonte magicoveneto)


Trekking sui sentieri del soldati del Grappa

trekking Musei all'aperto del Grappa, Santa Felicita Sacrario Cima Grappa

E’ stato creato un grande percorso storico denominato “Trekking dalla Valle di Santa Felicita al Sacrario del Monte Grappa sui sentieri dei soldati del Grappa” che raggiunge i luoghi più significativi del versante meridionale del Grappa.  Si tratta di un vero e proprio museo all’aperto per il quale operano numerose associazioni storiche raggruppate nell’Associazione “Musei all’aperto 1915/18 Grande Guerra sul Monte Grappa”.  Negli ultimi anni sono stati recuperati numerosi manufatti della grande guerra, in particolare a Santa Felicita dove inizia il trekking, al Col Campeggia, al Col Andreon.  Naturale termine della lunga e impegnativa escursione è il sacrario di Cima Grappa. maggiori informazioni e dettagli sull’iniziativa www.museiallapertodelgrappa.it (fonte magicoveneto)


Cison di Valmarino, Rujo, La Via dei Mulini, Via dell’Acqua

La Via dell’Acqua lungo il torrente Rujo a Cison di Valmarino

Le foto descrittive sono tratte dai pannelli didascalici posizionati lungo il percorso a cura dell’Associazione Culturale La Via dei Mulini e del Comune di Cison di Valmarino. Il percorso inizia dalla bella piazza di Cison di Valmarino e risale la valle del torrente Rujo. Al primo bellissimo ‘Ponte dei Sassi’ si attraversa il torrente e si seguono le evidenti indicazioni e tabellonistica descrittiva. La passeggiata presenta alcune diramazioni ed è possibile arrivare fino al ‘Bosco delle Penne Mozze’. La Via dei Mulini a Cison di ValmarinoLa Via dei Mulini a Cison di Valmarino

fonte (magicoveneto)


 Oasi naturalistica del Mulino di Cervara e Barbasso

Santa Cristina, Quinto di Treviso, parco naturale regionale del fiume Sile

 Oasi Mulino CervaraUna piccola oasi dove protagonista è l’acqua.

Un tempo il suo scorrere faceva girare le ruote dei mulini, numerosissimi lungo il Sile ed in particolare a Quinto, per i quali la cittadina era giustamente famosa. L’oasi naturalistica del mulino Cervara si trova a 10 km da Treviso, il mulino era già funzionante sul finire del 1300 e svolse la sua attività fino all’inizio del secolo scorso, quando venne dismesso ed utilizzato come magazzino e poi come stalla.
Nel 1992 iniziò il recupero con un accurato restauro all’interno e all’esterno e vennero ricostruite le due ruote di legno ed il macchinario.
A fianco una nuova costruzione,  edificata con criterio, che si offre come centro visitatori.
E’ questo il primo impatto con il piccolo ma bellissimo parco.

Una stradina s’inoltra tra una fittissima vegetazione di alti alberi con, a lato, due canali d’acqua splendida e viva. Quindi si arriva all’argine del canale principale, tutte diramazioni del fiume Sile, dove si può proseguire ancora un po’, oppure andare a visitare il museo. Lungo il sentiero della ‘rosta’ s’incontra un tipico casone di palude costruito in legno e canna palustre (all’interno si possono osservare uccelli imbalsamati che popolano l’oasi), poi la ricostruzione della peschiera utilizzata per catturare anguille e pesce di fiume. A breve distanza si trova la cavana, un ricovero per le tipiche barche a fondo piatto. Più in là l’osservatorio ornitologico dove si possono ammirare le numerose specie di uccelli che vi svernano o nidificano come Martin Pescatore il Tuffetto il Cigno reale ecc. Alcuni scenografici cigni incedono eleganti nelle acque in prossimità delle ruote del mulino. All’interno del parco vi è l’orto botanico dove sono raccolte e classificate circa 50 specie di vegetali, alcune delle quali molto rare. Negli stagni si possono ammirare diverse specie di anfibi e rettili come la rana, la raganella e la tartaruga.  Proseguendo si arriva nella passerella sui ‘fontanazzi’, si tratta della costruzione di un camminamento che permette di osservare da vicino l’interessante fenomeno naturale delle risorgive. Motivo d’interesse è l’osservare e, soprattutto, l’ascoltare lo scorrere lento, ma allo stesso tempo vigoroso, dell’acqua. Un’acqua bellissima che affascina. Un luogo dove incedere lenti, senza fretta, gustando fino in fondo lo scorrere del tempo. Per dirla alla Leonardo: l’acqua che scorre nei fiumi è l’ultima di quella che andò e la prima di quella che viene, così il tempo. (fonte magicoveneto)


Parco Naturale Regionale del Fiume Sile

Una breve e tranquilla passeggiata in bicicletta nell’immediata periferia di Treviso in luoghi dalle notevoli valenze naturalistiche e storiche. Le alzaie sono gli argini sovrastati da una Stradella in terra battuta da dove i barcaroli con lunghe corde trascinavano (“tirar la singia”) i burci (barconi per il trasporto delle merci) per risalire il fiume. A volte, nei tratti più difficili dalla corrente più forte, venivano utilizzati buoi o cavalli. Treviso, Parco Naturale del Fiume Sile, alzaie del Sile

Punto di partenza per elezione è riviera Garibaldi, in centro a Treviso, sul ponte “…dove Sile e Cagnan ‘accompagna”, celebre versetto dantesco della Divina Commedia.
Attraversate le mura veneziane ed il ponte si prosegue lungo il viale Jacopo Tasso dove lungo il fiume (restera)(sinistra idrografica) parte la pista ciclabile ‘le Alzaie’, lungo la quale si esce dal centro storico passando sotto il ponte della ferrovia. Il Sile compie numerose anse e l’ambiente diviene via via più affascinante, finché si arriva nei pressi dei grandi edifici dei mulini sul Sile, mulino Mandelli, oramai archeologia industriale. Questo tratto è frequentatissimo per le passeggiate dei trevigiani. Si prosegue lungo il fiume fino ad un arcuato ponticello pedonale in cemento che si attraversa. Superato il ponticello si prosegue verso destra seguendo ora lungamente un ramo secondario del fiume (Sil Morto) che s’addentra nella campagna per arrivare ad un’area – “Laghetto” – dove vi sono dei bacini RI naturalizzati residuo delle cave per l’escavazione della ghiaia.  Più avanti la pista ciclabile, realizzata su passerella di legno, attraversa dei canneti dove si trova il “cimitero dei burci”. Poco oltre si può vedere sull’altra sponda il grande mulino di Silea.
A Casier il fiume si allarga e vi è un porticciolo. Nei pressi una vecchia gru manuale, ora monumento. La piazza è molto bella e si può osservare un bellissimo orologio mosso dall’acqua con i particolari meccanismi meccanici in bella vista. Si può proseguire ancora lungamente, sempre restando sulla destra idrografica del fiume che offre suggestivi scorci, finché la pista ciclabile termina bruscamente nei pressi di Sant’Elena (sull’altra riva). Attualmente non è possibile raggiungere Casale sul Sile rimanendo lungo il fiume, ma è previsto il prolungamento della pista ciclabile. L’intero percorso, andata ritorno, si snoda per circa 25 chilometri senza alcuna difficoltà. Naturalmente, per chi non conosce Treviso e anche per rimanere in tema d’acque, l’escursione lungo il Sile può essere l’occasione per la visita alla città e al vivace ed affascinante reticolo di canali d’acqua all’interno delle mura veneziane. (fonte magicoveneto)


Erto, Casso nella la valle del Vajont e la diga del Vajont (Pordenone)

La strada più comune passa per Longarone (Belluno), paese tristemente noto, raggiungibile con l’autostrada d’Alemagna Venezia-Belluno all’ultima uscita a Longarone.
Dal centro di Longarone, indicazioni varie, proseguire per Castellavazzo e Vajont.
Da Pordenone, Maniago e il Friuli, la strada più breve, ma più complicata anche se interessante, è per il lago di Barcis (lunga galleria della Valcellina), risalire poi la Valcellina fino a Cimolais e scavalcare il docile passo di Sant’Osvaldo.Diga del Vajont, Longarone Erto e Casso

Proprio sopra la diga si trova il paese di Casso. E’ raggiungibile dai pressi della diga del Vajont (proseguire verso Erto, Sant’Osvaldo per circa un chilometro), sulla sinistra si dirama una stradina asfaltata (indicazione) che in alcuni chilometri davvero molto tortuosi, parecchio ripidi e con difficili tornanti, sale al piccolissimo paese. Una sola piccola piazzetta permette il parcheggio di poche automobili. Il paese è visitabile esclusivamente a piedi ed è raccomandabile calzare robuste scarpe con suola scolpita o, meglio ancora, scarponcini, perché è un susseguirsi di strette viuzze e gradini ripidi e scivolosi. Erto, sede municipale e paese quasi completamente ricostruito, si trova qualche chilometro più avanti lungo la strada principale in direzione passo Sant’Osvaldo e Cimolais. (fonte magicoveneto)


Le sorgenti del fiume Piave ai piedi del monte Perabla – val Sesis, Sappada.

La punta più a nord del Veneto, incuneata tra l’alta Carnia e l’Alto Adige, confina per un breve tratto con l’Austria.sorgenti del fiume Piave al Peralba, Sappada val Sesis passo Oregone val Visdende
Questa è la Val Sesis e protagonista è il monte Peralba (m.2693), sulle cui pendici nasce il fiume Piave. (fonte magicoveneto)


Escursione Vallorch, Pian Parrocchia, Millifret, Col de la Feda, casera Le Prese

per buona parte tra le riserve naturali biogenetiche Piaie Longhe, Millifret, Pian di Parrocchia, Campo di Mezzo, gestite da Veneto Agricoltura e Forestale. Caratteristica principale di questa escursione è l’immersione nella foresta, prevalentemente a faggeta, dell’area sud occidentale del Cansiglio, culminante ai monti Pizzoc (m.1.565) e Millifret (m.1.581), baluardi verso la profonda incisione della Val Lapisina e Vittorio Veneto. Si tratta di una passeggiata semplice e dal limitato dislivello, ma di buon chilometraggio, con l’unica salita sul fondo del Vallone di Vallorch, dove spesso il terreno è scivoloso. I motivi principali sono il gustare con calma i suoni ed i colori del bosco. Al ritorno si avrà quasi una sensazione di liberazione, di respiro da spazi aperti affacciandosi alla piana del Cansiglio.  Una specie di indigestione di bosco, che poi ci lascerà memoria di tanta meraviglia che il bosco ci dona.  Come digressione dalla casera Le Prese si può anche raggiungere il non lontano rifugio Casera Mezzomiglio. Dal Centro Educazione Ambientale Vallorch di Veneto Agricoltura, si sale al villaggio cimbro di Vallorch (Comune di Fregona), dove appena dopo le case a sinistra si diramano i sentieri “F1”, quello verso sinistra per il quale si sale, e “S” per il quale si rientra. Si segue lungamente il sentiero “F1”, il bosco di faggi è bellissimo, la camminata in leggera salita piacevolissima. Si raggiunge il fondo del vallone Vallorch per risalire l’impluvio, spesso umido e scivoloso. A metà salita si incrocia la stradina forestale del Taffarel, si prosegue ancora in salita fino a raggiungere un bivio di sentieri “F2” con l’Altavia n.6 e la TV1 Sentiero Panoramico dal Grappa al Cansiglio. Se si prosegue diritti si raggiunge la ormai prossima cima del Millifret.Vallorch, Pian del Cansiglio

Al bivio (segnali e cartelli vari) si svolta a destra ed il sentiero prosegue con leggeri saliscendi tra doline e dossi boscosi mantenendo sempre la quota. Trattandosi di un sentiero importante dovrebbe essere ben frequentato, in realtà è poco più di una traccia e occorre prestare attenzione a non smarrire la direzione ed i segnali. Culmine della traversata è il Col de la Feda (m.1.442), una specie di vallone boscoso, oltre il quale la traccia diviene più evidente e si prosegue lungamente sul fondo del largo vallone per sbucare al termine dell’area di riserva (cartello didattico) per poi proseguire per un tratturo nel vallone disboscato a pascolo per raggiungere la baracca di casera Le Prese. Vallorch passeggiata Pizzoch Millifret Col dela Feda Strada Taffarel

Superata la baracca, dopo poco si diramano a destra i sentieri “E” e “R” con la tabella “Sentiero Alpago Natura”. Conviene seguire il sentiero “E” (per l'”R” si rischia di perdersi nel bosco), dopo l’attraversamento di vallecole e doline si scende rapidamente alla sottostante strada forestale del Taffarel. La si segue verso destra fino ad un curvone dove si dirama il sentiero “S – Sentiero Alpago Natura” (su alcune carte segnato come stradina), che con una ripida e rapida discesona con un tornante ci riporta a Vallorch. (fonte magicoveneto)

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